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Jurassic World (Colin Trevorrow, 2015)

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Guida rapida per una visione ottimale di Jurassic World : avvolgetevi completamente nella vostra sospensione dell'incredulità (non dimenticate i piedi), ficcate il vostro senso logico sotto la poltrona del cinema con una pedata, invitate un bel po' di amici e concordate l'abolizione del silenzio in sala. Jurassic World inizia nel migliore dei modi possibili per essere il quarto capitolo di una saga tra le più famose della storia recente del cinema: in medias res, risparmiando allo spettatore poco interessanti spiegazioni di perché e percome, presentando i personaggi all'interno dello svolgimento della vicenda. Un altro punto positivo, almeno per chi scrive, è il permanere di una certa autocritica del capitalismo e del consumismo, fortemente evidente già in Jurassic Park . I visitatori del parco vogliono dinosauri più grossi, più feroci e con più denti: presumibilmente, vale lo stesso anche per gli spettatori in sala. L'Indominus rex è la risposta dat...

La paura è donna

Ho scritto questo articolo per il giornalino scolastico nel 2009; stasera m'è capitato sotto gli occhi e ho deciso di riesumarlo, nonostante sia tentata di correggerlo (ma non lo farò). Parlare di donne e horror mi è sempre piaciuto molto, nel caso in cui non l'aveste notato. Sono temi su cui continuo ad avvolgermi come un serpente. Buona lettura. La paura è donna  L’horror offre allo spettatore attento, nelle sue sfumature migliori (nonostante sia oggi un genere fortemente in crisi qualitativa), molti spunti di riflessione parafilosofica. Ad esempio, qualunque persona abbia visto una certa quantità di horror demoniaci o di tortura (o anche fantastici, come può essere considerato Denti) potrà osservare che le donne hanno spesso un ruolo fondamentale nello svolgimento della trama; a volte sono vittima del male (L’Esorcista, Dracula, Rosemary’s Baby, The Others), a volte carnefice (Audition), a volte sono protagoniste sia come vittime che come spiriti (Dark Water, The Ring, ...

Zodiac e Amabili resti: che cosa succede quando "omicidio" non equivale a "thriller"

Noi spettatori siamo animali abitudinari, anche se ci ostiniamo a negarlo con una certa frequenza. Quando ci accomodiamo sulla poltrona del cinema vogliamo assistere ad uno spettacolo che sia insieme nuovo e familiare, vogliamo sentirci a casa e nello stesso tempo a mille miglia da essa. Non siamo certo facili da accontentare. Qualche volta ci capita di trovarci di fronte un film che non rispetta questo nostro modo di pensare: non riusciamo ad incasellarlo nelle nostre strutture predefinite, ci confonde e per questo, spesso, non riesce a parlarci e finisce per non piacerci. Personalmente trovo che questo tipo di fenomeno si verifichi più spesso con film che si sviluppano attorno ad un crimine: il thriller è un genere estremamente codificato e noi conosciamo così bene le regole del gioco da esserci scordati che non c'è un solo modo per parlare di omicidio, che ci sono altre strutture possibili oltre a quella, lineare, di delitto - indagine - castigo. Zodiac (David Fincher, 2007) e ...

Avengers: Age of Ultron, prime impressioni

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«Sembra facile fare un caffè» è solita dire mia madre. Sembra facile fare il blockbuster estivo più atteso dell'anno. Avengers: Age of Ultron ha almeno una decina di personaggi principali (e, per carità, non proviamo nemmeno a contare quelli secondari), più effetti speciali di ogni altro film Marvel, una continuità contorta da rispettare e di cui essere uno dei punti di svolta principali e, fortunatamente, una sola trama, seppure un po' ramificata. Tuttavia, la vera grande nemesi del regista Joss Whedon non è il film in sé: è il primo, sfolgorante capitolo uscito nel 2012, piazzatosi al terzo posto nella classifica dei più alti incassi cinematografici di tutti i tempi e diventato al contempo pietra miliare del genere cinecomic (se così vogliamo chiamarlo, ma sarebbe interessante discutere sulla sua esistenza specifica in quanto tale), coronamento di quella Fase 1 del Marvel Cinematic Universe che abbiamo tutti osservato con la stessa trepidazione dello spettatore che osser...

Le tre facce di Asami: ovvero, è tutto psicologico

Una piccolissima premessa: non credo che un film possa essere interpretato in un solo modo. Dopotutto, a ben pensarci, tutti noi non possiamo che essere noi stessi e pertanto non possiamo che giudicare un qualunque prodotto dell'ingegno umano attraverso le nostre conoscenze e la nostra sensibilità. Ovviamente, l'autore di un'opera ha in mente (forse) un significato preciso da attribuire al suo lavoro, ma è davvero l'unico che conta? Io non credo. Film come Quarto potere e 2001: Odissea nello spazio sono immensamente affascinanti proprio per la loro molteplicità di interpretazioni e significati, non tutte ragionevoli e non tutte giustificate, certo, ma nondimeno interessanti per i più svariati motivi (sociologici, storici, estetici, culturali, quello che vi pare, un motivo per interessarmi a qualcosa finisce che lo trovo sempre). Quella che vi presento oggi è la traduzione dall'inglese di un'analisi di Audition (Takashi Miike, 1999) che personalmente ho trovato...

Braindead (1992, Peter Jackson)

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Prendete un frullatore capiente e lanciateci dentro, nell'ordine che più preferite, un neonato zombi, un prete versato nel kung fu (con la miglior battuta mai pronunciata da un ecclesiastico), Psycho, degli organi interni particolarmente vanitosi, un mazzo di tarocchi, dei greaser, uno zio rozzo e avido, una ragazza spagnola, svariati litri di sangue, del pudding, un tosaerba, un bruttissimo ratto-scimmia di Sumatra, un po' di superstizioni assortite, un amuleto, membra insanguinate a piacere, humour nero finché ce ne sta, un po' di teste mozzate, una carrozzina ed un pastore tedesco. Vi avanza ancora del sangue? Buttatecelo dentro e che crepi l'avarizia. Azionate il frullatore, ovviamente senza chiudere il coperchio, e lasciate che spruzzi selvaggiamente per tutta la cucina mentre lanciate la vostra maturità fuori dalla finestra. Braindead (uscito negli Stati Uniti con il titolo di Dead Alive ed in Italia come Splatters - Gli schizzacervelli) è, nelle sue assurdità...

Archeodispensa

«Inizio ad avere una certa fame» disse Marco appoggiandosi alla ringhiera del balcone con la sigaretta in mano. Alessio, seduto sul divano nel salottino, replicò stiracchiandosi: «Vediamo cosa c'è di buono». Nessuno dei due aveva avuto l'accortezza di pensare che fare la spesa a valle sarebbe stata una buona idea, perciò avrebbero dovuto cavarsela con quello che la baita dei nonni di Alessio, in cui si erano recati con la scusa ufficiale di studiare più tranquillamente, offriva. Nutrivano grande fiducia nell'abbondanza di cibo in scatola che avevano intravisto sul ripiano più alto della dispensa durante un sommario sopralluogo.  Alessio aprì lo scricchiolante sportello e salì in piedi su una sedia mentre Marco si posizionava al suo fianco, pronto a ricevere e ad esaminare i reperti. L'alluminio impolverato delle latte luccicò nel buio con aria misteriosa. Alessio allungò una mano e afferrò un barattolo che passò subito a Marco. «Dividi quello che è andato da quello che...