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Perché penso che Il re leone sia uno dei migliori film Disney

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Il 23 novembre del 1994 usciva nei cinema italiani Il re leone ( The Lion King , Roger Allers, Rob Minkoff, 1994), partito, nelle aspettative dello studio, come un film di secondo piano rispetto a Pocahontas (Mike Gabriel, Eric Goldberg, 1995) e finito per essere il maggiore incasso mondiale per un film di animazione. Persone più competenti di me potranno scendere nei dettagli dell'animazione, della musica, della sceneggiatura, delle ispirazioni più o meno lecite. Con un po' di ritardo (come mio solito, nulla di nuovo) dirò due parole sul perché, secondo me, è uno dei film tematicamente più profondi della Disney, passando per Harry Potter e la pietra filosofale .

Star Wars: Episode III - The Backstroke of the West

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Palpatine, un grande oratore.  Siamo nel 2005, Star Wars: Episodio III - La vendetta dei Sith ( Star Wars: Episode III - Revenge of the Sith , George Lucas, 2005) è appena uscito nei cinema di tutto il mondo. Un giovane appassionato, tale Jeremy, che vive a Shangai, decide di acquistare un DVD piratato del film. Il volenteroso pirata cinese ha inserito anche i sottotitoli in inglese, pur senza - evidentemente - conoscerlo molto bene. Si è segnato quello che credeva di capire delle battute originali degli attori, naturalmente in cinese (aggiungendo qualcosa così, immaginiamo per un vezzo artistico), e poi ha tradotto il frutto del suo attento (emh) lavoro di ascolto nuovamente in inglese, probabilmente con un traduttore automatico: il risultato è ovviamente terribile ed esilarante.

Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts (The Peanuts Movie, Steve Martino, 2015)

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La produzione di lungometraggi d'animazione tende ad incanalarsi lungo due direttive principali: da un lato opere solide che, pur restando appetibili per un pubblico più giovane, affrontano temi e problematiche spesso molto mature (è il caso dei film Pixar), dall'altro grandi spettacoli pirotecnici in cui la coerenza e la tenuta di trama e sceneggiatura è grandemente tralasciata (molti dei prodotti Dreamworks rientrano in quest'ottica). Snoopy & Friends – Il film dei Peanuts ( The Peanuts Movie , Steve Martino, 2015) all'interno di questa dicotomia si trova, in un certo senso, a metà strada: pur avendo una storia piacevole e coerente si articola lungo una struttura di gag correlate, un chiaro richiamo alle strisce a fumetti di Schulz da cui prende le mosse, mettendone in scena la pletora di personaggi e situazioni. Il suo più grande pregio sta nella capacità di immergersi nell'universo dell'infanzia senza snaturarlo, di descriverne teneramente l'inno...

Crimson Peak (Del Toro, 2015)

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Crimson Peak (Del Toro, 2015) è uno di quei film di cui, più che la trama, si apprezza – per così dire – l'artigianato. La vicenda di cui è protagonista Edith (Mia Wasikowska) amalgama elementi e tòpoi tipici dei grandi romanzi di epoca vittoriana, come Jane Eyre e Dracula , certamente avendo cura per il dettaglio e per le sfumature ma apparentemente senza evolvere in un racconto più grande od affascinante come succedeva ne Il labirinto del fauno ( El laberinto del fauno , Del Toro, 2006). Guillermo Del Toro si relaziona alle sue fonti nelle vesti di devoto epigono, costruendo attorno alla sceneggiatura una messa in scena sontuosa. Si è molto parlato dell'uso dei colori in Crimson Peak , ispirato ai film in Technicolor di Mario Bava, ed in effetti, a meno che non si sia daltonici, in un periodo in cui il cinema mainstream ci ha assuefatto alla visione di mondi perennemente immersi in spenti toni desaturati, i rossi sanguigni, i neri vellutati, i purissimi bianchi, i blu...

Suburra (Stefano Sollima, 2015)

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Suburra (Stefano Sollima, 2015) è un lungo, rumoroso addensarsi di nuvole nere che promettono una tempesta di dimensioni inenarrabili; alla fine, però, quello che cade dal cielo è solo un acquazzone estivo. Le vicende rappresentate, pur essendo del tutto fittizie, sono pesantemente ispirate a recenti fatti di cronaca italiana ed in questo, in linea teorica, non ci sarebbe nulla di male; ma la mano che descrive e gestisce gli avvenimenti è pesante e poco accurata, ed alla rielaborazione narrativa preferisce un collage di articoli di giornale che manca di approfondimento. Si potrebbe argomentare dicendo che la realtà è in sé irrappresentabile, in quanto composta da innumerevoli sfumature che il solo occhio della macchina da presa, per quanto accurato, non può supporre di cogliere; ed è chiaro quindi che, se ad un racconto che, pur prendendo le mosse dalla realtà, la utilizza per tracciare un suo disegno personale se ne preferisce uno che da questa è in tutto e per tutto dipendente ...

The Martian – Sopravvissuto (Ridley Scott, 2015)

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The Martian – Sopravvissuto (Ridley Scott, 2015) ricorda un vestito di sartoria: le cuciture sono curate, i tessuti pregiati, e gli si perdona volentieri qualche banalità nella sceneggiatura, controbilanciata sul campo visivo da scelte tutt'altro che antiquate, come il passaggio dalla diretta tv alla realtà della sala stampa in un unico carrello, o le sovraimpressioni che informano gli spettatori dei nomi e del ruolo di alcuni personaggi velocemente e conservando minutaggio e battute per altri e più interessanti passaggi. L'occhio esperto di Ridley Scott emerge nel contrasto tra i primi e primissimi piani dei volti degli attori – Matt Damon, per ovvie ragioni, su tutti – e i campi lunghissimi dedicati alla superficie di Marte, un deserto di sabbia e rocce aranciate, memore forse di quella Monument Valley che nei decenni passati ha costituito lo sfondo di innumerevoli altre avventure di cavalieri solitari. Qualcuno, del resto, aveva già supposto da tempo una possibile af...

Alien: riflessioni sul concetto di sequel

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Non mi ritengo una spettatrice particolarmente severa, anzi, su alcune cose sono molto tollerante. Ho sufficiente fantasia per collegare in modo sensato i punti di una sceneggiatura un po’ lacunosa e accetto di buon grado qualche forzatura fantasiosa, se necessaria al proseguimento di una bella storia. Per esempio, trovo che la trilogia prequel di Star Wars , nonostante tutti i suoi grossi difetti, abbia anche dei grandi lati positivi, e credo di essere una dei pochissimi a cui la trilogia de Lo Hobbit è perlopiù piaciuta: forse ciò è dovuto alla mia abilità nell’importantissima arte del non farsi travolgere dall’hype. Non importa quanto magnificamente mi vendano un film, quanto sbalorditivo ed accattivante sia il trailer, io non entro mai in sala aspettandomi di vedere l’ascensione della Santa Vergine in 5K 3D Dolby ATMOS e diretta da infallibile mano divina. So bene che quelli dietro la macchina da presa, nonostante tutto, sono solo esseri umani con tutti i loro difetti e le lo...