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I figli degli uomini (Children of Men, Alfonso Cuarón, 2006)

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Il futuro inizia e finisce con i bambini: in Interceptor ( Mad Max , George Miller, 1979) ciò che segna la fine delle speranze del protagonista è l'uccisione della moglie e del figlio, mentre nel terzo film della saga, Mad Max – Oltre la sfera del tuono ( Mad Max Beyond Thunderdome , George Miller e George Ogilvie, 1985), la rinascita dell'umanità dopo la catastrofe è nelle mani di uno sparuto gruppetto di fanciulli. In Interstellar (Christopher Nolan, 2014) una delle missioni affidate al gruppo di esploratori spaziali è quella di trovare una base dove stabilire la prima colonia umana oltre il sistema solare, presente sull'astronave come un carico di embrioni congelati. Infine, è proprio l'immagine di un feto fluttuante sopra la terra a chiudere – facendo presagire un nuovo inizio – 2001: Odissea nello spazio ( 2001: A Space Odyssey , Stanley Kubrick, 1968). I figli degli uomini tratta questo tema in maniera molto più diretta: al centro della trama, infatti, c...

Hereditary: Le radici del male (Hereditary, Ari Aster, 2018)

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Nonostante mostri, spiriti malevoli e morti che risorgono dalle tombe abbondino all’interno dei racconti dell’orrore, non è da essi che scaturisce il forte sentimento di inquietudine che colpisce occasionalmente chi ne fa esperienza; non sono altro che maschere, infatti, poste al di sopra di situazioni e sensazioni ben più umane e realistiche. L’horror è, al suo meglio, uno specchio deformante della realtà, un linguaggio per immagini atto ad esplorare tramite la creazione artistica i recessi più bui e abietti dell’animo umano, per saggiarne in ambiente controllato la meschinità, la crudeltà, l’indifferenza, spesso la follia. Non si tratta di un risultato facile da ottenere, e in effetti i fallimenti superano di gran lunga i successi; non è affatto difficile imbattersi in spettacoli pirotecnici di smembramenti o possessione che restano in superficie, senza riuscire ad addentrarsi in profondità nelle emozioni che mettono in scena. L’esordiente Ari Aster, alla regia di Hereditary , se...

Star Wars: Episodio VIII – Gli ultimi Jedi (Rian Johnson, 2017)

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Una bomba in una camera anecoica. Questa è l'immagine che meglio mi pare riassumere l'ultimo capitolo della saga (originariamente) lucasiana. Nelle ultime due settimane, milioni di recensioni e miliardi di commenti hanno dissezionato il film in ogni suo più piccolo dettaglio, atomo per atomo. Sarebbe in fondo inutile riprendere per l'ennesima volta il discorso qui. Quello su cui mi piacerebbe porre l'attenzione è un aspetto sul quale mi sembra non ci sia soffermati più di tanto, ma che secondo me è invece di importanza capitale: la ricaduta emotiva di quanto accade sullo schermo.

Manchester by the Sea, la recensione

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Lee Chandler (Casey Affleck) è il portinaio e spesso e volentieri tuttofare di un grande condominio di Boston, una presenza silenziosa ed evanescente che ripara i guasti e tiene in ordine. Conduce una vita solitaria, quasi monastica, passata in gran parte all’interno dei palazzi in cui lavora o nello scantinato spoglio in cui abita; i rapporti umani sono ridotti al minimo. Dovendosi occupare del nipote dopo la morte del fratello, Lee è costretto a tornare nella sua cittadina natale, Manchester-by-the-Sea , e a rivangare dolorosi ricordi. 

Moonlight, la recensione

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Scritto e diretto dal trentottenne Barry Jenkins , Moonlight racconta l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza di Chiron , nato in un brutto quartiere di Miami, figlio di Paula (Naomie Harris) , dipendente dal crack. Alex R. Hibbert, Ashton Sanders e Trevante Rhodes si passano con fluida abilità il ruolo del protagonista lungo i tre segmenti di cui si compone il lungometraggio, ognuno dotato di un proprio titolo. Nonostante l’ambientazione sia realistica e sporca, il tono utilizzato è quello un po’ rarefatto della fiaba, ed è del tutto possibile descrivere Moonlight come una tenera storia d’amore in tre atti. 

Jackie, la recensione

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Sono bastati tre colpi di fucile a mandare in frantumi i sogni e le promesse della presidenza Kennedy; un solo proiettile è stato sufficiente per far piombare sull’elegante tailleur della First Lady il cranio aperto del marito. Il film diretto da Pablo Larraín e sceneggiato da Noah Oppenheim concentra tutta la propria attenzione sulla donna al centro di una delle pagine più nere della storia americana, che ha incarnato con dignità e forza d’animo il lutto di una nazione pur travolta dal proprio immenso e personale dolore. 

Split, la recensione

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L’ultimo film di M. Night Shyamalan non ha tempo da perdere: l’incipit di Split è rapido e funzionale. Le tre ragazze protagoniste ci vengono brevemente presentate e poi immediatamente gettate nelle fauci del loro carceriere, dotato di ben 23 (o forse 24) diverse personalità, più o meno pericolose. Mentre loro cercano disperatamente di liberarsi dalla sua presa, qualcuno, al di là delle quattro mura in cui sono confinate, inizia a nutrire dei sospetti.