The Martian – Sopravvissuto (Ridley Scott, 2015)
The Martian – Sopravvissuto (Ridley
Scott, 2015) ricorda un vestito di sartoria: le cuciture sono curate,
i tessuti pregiati, e gli si perdona volentieri qualche banalità nella sceneggiatura,
controbilanciata sul campo visivo da scelte tutt'altro che antiquate,
come il passaggio dalla diretta tv alla realtà della sala stampa in
un unico carrello, o le sovraimpressioni che informano gli spettatori dei nomi e
del ruolo di alcuni personaggi velocemente e conservando minutaggio e
battute per altri e più interessanti passaggi. L'occhio esperto di
Ridley Scott emerge nel contrasto tra i primi e primissimi piani dei
volti degli attori – Matt Damon, per ovvie ragioni, su tutti – e
i campi lunghissimi dedicati alla superficie di Marte, un deserto di
sabbia e rocce aranciate, memore forse di quella Monument Valley che
nei decenni passati ha costituito lo sfondo di innumerevoli altre avventure
di cavalieri solitari. Qualcuno, del resto, aveva già supposto da
tempo una possibile affinità tra il cinema fantascientifico moderno
ed il western:
[…] la profondità spaziale continua a non essere troppo distante dalle lande desolate del cinema western, un luogo talmente straniante da confinare con il mistico, l'ultimo rimasto in cui esista ancora la concreta sensazione che tutto possa accadere, in cui si avverte la presenza dell'ignoto e quindi in grado di mettere alla prova l'essenza stessa dell'essere umani.
http://www.mymovies.it/film/2013/gravity/
C'è qualcosa di rassicurante nei
disperati tentativi di sopravvivenza di Gravity (Alfonso Cuarón,
2013), Interstellar (Christopher Nolan, 2014) e The Martian –
Sopravvissuto; una purificazione catartica, una celebrazione
dell'umana capacità di adattamento e resistenza che pare richiamare,
in controluce, i grandi problemi – ecologici e sociali – della
Terra del ventunesimo secolo. Contro ogni possibilità e previsione,
anche di fronte ad ostacoli apparentemente insormontabili, sapremo
cavarcela come sempre abbiamo fatto perché, nonostante tutto, siamo
pieni di risorse, di intelligenza, di passione, di sentimento. Non
c'è da stupirsi, quindi, se nel film di Ridley Scott abbonda
l'ironia, lungi dall'essere presente soltanto in quanto ultima moda
cinematografica sulla scia dei cinecomic Marvel: non c'è sentimento
più umano del riso, scudo all'assurdità e alla violenza del mondo
(dell'universo, in questo caso) e ultimo baluardo della ragione.
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