Animali fantastici e dove trovarli, la recensione
Era inevitabile: prima o poi il grande
(e lucroso) franchise di Harry Potter avrebbe dovuto riaffermare il
suo dominio nelle sale cinematografiche di tutto il globo. Terminate
le trasposizioni cinematografiche dei sette romanzi che compongono la
saga del bambino-che-è-sopravvissuto, J.K. Rowling ha partecipato,
insieme a Jack Thorne e John Tiffany, alla stesura del copione di
Harry Potter and the Cursed Child, spettacolo teatrale incentrato sui
figli di Harry, Ron, Hermione e Draco attualmente in scena a Londra;
nel frattempo, la donna più ricca d'Inghilterra dopo la regina
Elisabetta II si è anche reinventata sceneggiatrice per il cinema,
firmando Animali fantastici e dove trovarli (Fantastic Beasts and
Where to Find Them), da poco arrivato in sala. Alla regia ritorna
David Yates, che già si era occupato degli ultimi quattro film della
serie.
Il film, ambientato nel 1926, segue il
giovane magizoologo Newt Scamander (Eddie Redmayne), sbarcato a New
York dopo un anno di viaggio intorno al mondo alla ricerca di
materiale per il suo libro, Animali fantastici e dove trovarli, di
cui, nel nostro mondo babbano, esiste una versione scritta nel 2001
dalla stessa Rowling per beneficenza. Oltre la Statua della libertà,
l'ex-allievo di Hogwarts troverà un sacco di guai, un po' di amici e
l'ombra cupa delle cose a venire.
La trama tende ad espandersi con la
stessa irruenza di un Occamy, apparendo, soprattutto durante il primo
tempo, piuttosto frammentaria. Le scene seguono i movimenti dei
personaggi principali, saltando da un ambiente all'altro senza
soluzione di continuità; ogni linea narrativa prosegue per il suo
cammino quasi completamente isolata sino al finale, dove finalmente
ogni brandello si unisce. Sono tantissimi i personaggi introdotti, ma
le personalità sono spesso appena sbozzate: Newt rimane nascosto
dietro il sorriso timido e sghembo di Redmayne, mentre Tina Goldstein
(Katherine Waterston) è grigia e spenta come il suo cappotto. A
conquistare l'attenzione è, indubbiamente, la coppia di comprimari
formata dall'uomo comune Jacob Kowalski (Dan Fogler) e
dall'apparentemente svampita sorella di Tina, Queenie (Alison Sudol):
tarchiato il primo, bellissima la seconda, ed entrambi a modo loro
adorabili pesci fuor d'acqua, i due ravvivano le sequenze con la loro
tenera attrazione, dando colore e sentimento al film.
Buona parte
delle scene è dedicata, ovviamente, al vasto branco di creature che
Newt porta con sé all'interno della propria frusta valigetta, che
non può non ricordare quella di un altro, e probabilmente per ora
più celebre, personaggio della letteratura per ragazzi inglese, la
bambinaia Mary Poppins. Pur essendo molto curati per quanto riguarda
la realizzazione visiva, e per lo più genuinamente divertenti, i
segmenti dell'opera che si concentrano sulla cattura di alcuni degli
strambi animali di Newt sono alla lunga un po' dispersivi, mancando
una forte motivazione – al di là della pura spettacolarità –
che ne giustifichi l'abbondante minutaggio. La vicenda principale che
occupa il film, d'altro canto, è molto cupa e tematicamente
interessante, ma non si integra mai davvero del tutto con i toni
fiabeschi e giocosi che permeano la ricerca delle bestiole per tutta
New York. L'impressione è che dentro Animali fantastici e dove
trovarli si dibattano più linee narrative che tendono a scorrere
parallele, apparentemente quasi per nulla collegate, almeno fino alla
fine del primo tempo. Colin Farrell, nei panni del direttore della Sicurezza magica del MACUSA (Magico congresso degli Stati Uniti
d'America), aleggia sui fotogrammi avvolto nel proprio nero cappotto,
senza mai tentare di dissimulare la natura malvagia del proprio
personaggio, apparentemente privo di sfumature. La famiglia
capeggiata dalla madre adottiva Mary Lou Barebone (Samantha Morton) è
un buon contraltare al mondo magico, ma non è approfondita
abbastanza per trasformarsi davvero nella triste cautionary tale che
dovrebbe essere. Yates, come già in passato, si mette completamente
al servizio della storia con la sua regia pulita e frequentemente
scarna; sovente, qua e là, si sente la mancanza di un fronzolo, di
un guizzo stilistico, di un paradigma estetico un po' più deciso e
meno strettamente utilitaristico, che esprima la volontà di
aggiungere qualcosa alle parole, di rappresentarle davvero attraverso
le immagini invece di metterle semplicemente in scena su un set.
James Newton Howard compone una colonna sonora molto dimessa e
trasparente, decisamente lontana dai tanti e memorabili temi composti
per i primi tre lungometraggi della saga di Harry Potter da John
Williams.
Allo stesso modo del serraglio di
animali all'interno della valigia, tante sono le intuizioni e le idee
degne di approfondimento presenti in Animali fantastici e dove
trovarli, ma esse sembrano essere rimaste intrappolate in un lungometraggio che
non riesce ad esprimerle al meglio, strozzato forse dalla necessità
di impostare l'espansione di un intero universo narrativo,
introducendo molto e sviluppando poco. Dopo un farraginoso primo
tempo, comunque, il film intrattiene e diverte a sufficienza da non
far rimpiangere allo spettatore di essere entrato in sala.
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