Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta peter jackson

Splatter comedy: tre consigli di visione

Immagine
Anche se li si considera horror , i film splatter non sempre si pongono l’obbiettivo di spaventare i propri spettatori; esiste, infatti, un folto sottogenere che preferisce esagerare al massimo con il sangue e gli smembramenti, fino a tramutarsi in una sorta di farsa dall’umorismo nerissimo . C’è qualcosa di indubbiamente liberatorio nello sghignazzare sguaiatamente in faccia alla morte. Senza ombra di dubbio uno dei capisaldi del sottogenere è il mai troppo citato Braindead (Peter Jackson, 1992), al quale avevo dedicato un post parecchio tempo fa, e per il quale è stata coniata la definizione di splatstick (fusione di splatter e slapstick ). La sua irriverente influenza continua a farsi sentire tutt’ora, e diversi sono i film che in qualche modo ne riprendono gli aspetti più evidenti e truculenti; basti pensare all’assurdo Black Sheep – Pecore assassine (ne avevamo parlato qui ), anch’esso opera di depravate menti neozelandesi. Nel corso del tempo ho incontrato, un po’ per caso...

Meet the Feebles (Peter Jackson, 1989)

Immagine
Alla fine degli anni Ottanta Peter Jackson era un regista esordiente che aveva fatto parlare di sé tra gli appassionati del genere splatter per Fuori di testa ( Bad Taste , 1987) , film girato lungo l'arco di quattro anni, in gran parte con mezzi di fortuna, in cui un gruppo di alieni sbarca in Nuova Zelanda con l'obbiettivo di rifornire di carne la propria catena di fastfood . Nel 1990, durante un festival di film fantasy ad Amburgo, debutta il suo successivo progetto, Meet the Feebles , pellicola interamente realizzata con pupazzi, costumi e marionette che si pone l'obbiettivo di fare una satira spietata e crudele sul mondo dello spettacolo ed in particolare su I Muppet , da cui riprende molti elementi.

Zodiac e Amabili resti: che cosa succede quando "omicidio" non equivale a "thriller"

Noi spettatori siamo animali abitudinari, anche se ci ostiniamo a negarlo con una certa frequenza. Quando ci accomodiamo sulla poltrona del cinema vogliamo assistere ad uno spettacolo che sia insieme nuovo e familiare, vogliamo sentirci a casa e nello stesso tempo a mille miglia da essa. Non siamo certo facili da accontentare. Qualche volta ci capita di trovarci di fronte un film che non rispetta questo nostro modo di pensare: non riusciamo ad incasellarlo nelle nostre strutture predefinite, ci confonde e per questo, spesso, non riesce a parlarci e finisce per non piacerci. Personalmente trovo che questo tipo di fenomeno si verifichi più spesso con film che si sviluppano attorno ad un crimine: il thriller è un genere estremamente codificato e noi conosciamo così bene le regole del gioco da esserci scordati che non c'è un solo modo per parlare di omicidio, che ci sono altre strutture possibili oltre a quella, lineare, di delitto - indagine - castigo. Zodiac (David Fincher, 2007) e ...

Braindead (1992, Peter Jackson)

Immagine
Prendete un frullatore capiente e lanciateci dentro, nell'ordine che più preferite, un neonato zombi, un prete versato nel kung fu (con la miglior battuta mai pronunciata da un ecclesiastico), Psycho, degli organi interni particolarmente vanitosi, un mazzo di tarocchi, dei greaser, uno zio rozzo e avido, una ragazza spagnola, svariati litri di sangue, del pudding, un tosaerba, un bruttissimo ratto-scimmia di Sumatra, un po' di superstizioni assortite, un amuleto, membra insanguinate a piacere, humour nero finché ce ne sta, un po' di teste mozzate, una carrozzina ed un pastore tedesco. Vi avanza ancora del sangue? Buttatecelo dentro e che crepi l'avarizia. Azionate il frullatore, ovviamente senza chiudere il coperchio, e lasciate che spruzzi selvaggiamente per tutta la cucina mentre lanciate la vostra maturità fuori dalla finestra. Braindead (uscito negli Stati Uniti con il titolo di Dead Alive ed in Italia come Splatters - Gli schizzacervelli) è, nelle sue assurdità...

Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate, ma non solo

Voglio mettere subito in chiaro una cosa: questa non sarà una recensione, sarà una sperticata ed imbarazzante lettera d'amore. È altresì necessario che specifichi subito che parlerò de Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate e che, pur non entrando troppo nel dettaglio, qualche spoiler potrebbe sfuggire. Pertanto se non volete sapere nulla di quello che vedrete in quelle due ore e mezza, vi consiglio di non continuare la lettura per il momento. Let me not to the marriage of true minds Admit impediments. Love is not love Which alters when it alteration finds, Or bends with the remover to remove: O no; it is an ever-fixed mark, That looks on tempests, and is never shaken; It is the star to every wandering bark, Whose worth's unknown, although his height be taken. Love's not Time's fool, though rosy lips and cheeks Within his bending sickle's compass come; Love alters not with his brief hours and weeks, But bears it out even to the edge of doom. If this b...