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Midsommar – Il villaggio dei dannati (Midsommar, Ari Aster, 2019)

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  In controtendenza rispetto al del resto del film, dalla fotografia luminosa e dai colori sgargianti, l’incipit di Midsommar è freddo e cupo : dopo una serie di inquadrature notturne su alberi quasi del tutto immobili, sommersi da una coltre di neve che nell’oscurità appare grigia e opaca, l’occhio della macchina da presa si sposta su una cittadina e poi su una villetta, senza comunque rintracciare alcun segno di vita. Un carrello si muove orizzontalmente attraverso una stanza, giungendo infine ad un letto dove un’attempata coppia dorme placidamente, almeno in apparenza, seppure in una rigida posizione supina che ricorda, complice l’atmosfera funerea, quella di due morti all’interno di una bara. L’assenza di vita è annunciata dalla composizione dell’immagine prima ancora di essere realizzata nella trama; la casa è in realtà un sepolcro in costruzione. Allo spettatore è concesso di sbirciare brevemente il teatro della tragedia che investe la vita della protagonista, Dani (F...

Memorie di un assassino (살인의 추억, Sar-in-ui chu-eok, Bong Joon-ho, 2003)

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Lungo una stradina sterrata che costeggia una miriade di campi verdi e rigogliosi, sotto un cielo azzurro intenso, un trattore avanza lentamente; un nugolo di bambini lo insegue festante. Memorie di un assassino si apre con immagini agresti, amene, ma la tranquillità è presto squassata; l’agricoltore che guida il mezzo, infatti, non si avvia ad una lunga giornata di lavoro, ma accompagna l’investigatore Park Du-man (Song Kang-ho) sulla scena di un tremendo delitto . All’interno di un canale di scolo poco lontano è stato rinvenuto il cadavere di una ragazza stuprata e uccisa. Si tratta di un evento inaudito e disturbante nella tranquilla provincia in cui il film è ambientato, che le locali forze dell’ordine sono del tutto impreparate ad affrontare. A coadiuvarle giunge da Seul il giovane e laureato detective Seo Tae-yun (Kim Sang-kyung), i cui metodi finiscono per scontrarsi con quelli, decisamente meno scientifici, di Du-man e del suo irascibile collega Cho Yong-gu (Kim Roe-ha)...

Note su Snowpiercer

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Uno degli elementi più interessanti di Snowpiercer (Bong Joon-ho, 2013) è certamente il mondo nel quale la sua storia si svolge . L’avvento di una glaciazione estrema ha causato nel 2014 l’estinzione di gran parte della popolazione umana , provocata – in maniera piuttosto ironica – da un tentativo di scongiurare gli effetti del riscaldamento globale, rilasciando un agente chimico nell’atmosfera. I pochi superstiti rimasti viaggiano a bordo dello Snowpiercer, un avveniristico treno costruito dal magnate Wilford (Ed Harris), continuamente in movimento lungo un percorso che abbraccia l’intero pianeta. Il mezzo costituisce un ecosistema chiuso , in grado di produrre da sé il necessario per la sopravvivenza, anche se non senza grandi sacrifici . 

Jojo Rabbit (Taika Waititi, 2019)

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Maschere e travestimenti fanno da sempre parte dei giochi infantili ; assumere identità ed esplorarle è una componente fondamentale del processo che porta a trovare la propria, e che spesso passa attraverso il riconoscersi come membri di un gruppo dagli specifici valori e obiettivi, un istinto che si raffina in età adulta ma che in un certo senso non scompare mai del tutto. Alla radice del fervente nazismo del giovane protagonista di Jojo Rabbit e dei suoi coetanei vi è in fondo uno spasmodico desiderio di appartenenza , di cui la dittatura si serve crudelmente per i propri scopi bellici. Johannes Betzler (Roman Griffin Davis), del resto, ha dieci anni nel 1945 ; tutta la sua carriera scolastica si è svolta all’ombra della croce uncinata e del mito del Führer , che idealizza come suo amico immaginario . Ai suoi occhi la propaganda del regime è verità, e il grande carnevale delle divise, delle regole e dei complessi rituali non è una folle recita , della quale Taika Waititi enfa...

1917 (Sam Mendes, 2019)

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1917 inizia e si chiude allo stesso modo : sotto un albero nel mezzo di un verde prato, in un'atmosfera amena. Tra queste due immagini simili si snoda una discesa tortuosa e sofferente in un Inferno in Terra . Ai due giovani soldati Blake (Dean-Charles Chapman) e Schofield (George MacKay) viene affidato l’arduo incarico di attraversare le linee nemiche per consegnare un dispaccio al colonnello di un battaglione inglese, pronto ad attaccare i tedeschi in ritirata con i suoi 1600 uomini, senza sapere, però, che il nemico lo sta in realtà attirando in una terribile trappola; a differenza di Dante , che nella sua esplorazione dell’aldilà si era avvalso di sapienti guide in grado di dirigere i suoi passi nella giusta direzione, nessun Virgilio è presente a consigliarli nel loro pericoloso viaggio. Per affrontare coraggiosamente l’orrore del fronte occidentale non potranno che fare affidamento su una bussola e soprattutto l’uno sull’altro .

Un sogno chiamato Florida (The Florida Project, Sean Baker, 2017)

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Un colore in particolare domina i fotogrammi di Un sogno chiamato Florida : è il lilla delle pareti del Magic Castle, uno dei tanti motel sparsi lungo le strade che portano a Disney World a Orlando. La tinta sgargiante e il nome evocativo (che richiama spudoratamente il Magic Kingdom ) sono meri mezzi per sfruttare la popolarità del parco e fare presa nella mente di quei turisti alla ricerca di una sistemazione più economica rispetto ai costosi e rinomati alberghi presenti nei dintorni del complesso. In realtà, tuttavia, al di là della mano di vernice fresca, si tratta di una struttura vecchia e piuttosto squallida , popolata da un variegato insieme di persone che risiedono in maniera più o meno stabile al suo interno poiché troppo povere per permettersi l’affitto di una casa vera, disoccupate o, più di frequente, impegnate in lavori saltuari o attività criminose. Il panorama è abbastanza desolante , dominato dalle strade, lunghe e piatte strisce di cemento grigie. Una moltitudine ...

Under the Skin (Jonathan Glazer, 2013)

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  Il primo atto che la protagonista di Under the Skin compie sullo schermo è spogliare un cadavere per indossarne i vestiti . Non sappiamo nulla di lei: è introdotta completamente nuda accanto alla donna morta in un ambiente bianco, irreale, asettico. L’apparenza che ruba non nasconde un’identità determinata, ma al contrario colma uno spazio vuoto, maschera un corpo e un volto misteriosi , che esistono in quanto tali senza comunicare nulla di sé e della propria storia. Il film fornisce una labile spiegazione a questa presentazione lasciando supporre che si tratti di una forma di vita aliena giunta sulla Terra per compiere una missione che non viene mai chiaramente esplicitata. Per tale ragione, quindi, lo sguardo della protagonista sull’umanità sarebbe distaccato e apatico ; gli abitanti del pianeta non sembrerebbero, per lei, nient’altro che prede da irretire con il proprio fascino e consumare. Le sue vittime sono principalmente di sesso maschile : la creatura, infatti, pas...