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Visualizzazione dei post con l'etichetta recensioni

Velvet Goldmine (Todd Haynes, 1998)

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«Anche se il film che state per vedere è un'invenzione, dovrebbe essere proiettato al massimo del volume.» Con questa didascalia, ripresa in parte da una frase presente sull'album The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars (1972) di David Bowie, inizia Velvet Goldmine . Lo schermo si riempie di stelle e un disco volante solca il firmamento con l'obiettivo di lasciare sulla Terra un curioso dono: un neonato che si chiamerà Oscar Wilde , il progenitore, secondo la pellicola, dell'effimero fenomeno del glam rock , al cui centro si trova la grande star Brian Slade (Jonathan Rhys Meyers), scomparsa nel nulla dopo un finto omicidio durante un concerto nel 1974. Dieci anni dopo il giornalista inglese Arthur Stuart (Christian Bale), trapiantato in una New York grigia e orwelliana, è incaricato di scrivere un articolo sulla vicenda: mettendosi sulle tracce delle persone che hanno accompagnato l'ascesa e la caduta della rockstar dovrà fare i conti il pro...

Piccoli omicidi tra amici (Shallow Grave, Danny Boyle, 1994)

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Danny Boyle è solito affermare durante le interviste che il miglior film di un regista è il primo che ha diretto. Cosa possiamo dire, quindi, su Piccoli omicidi tra amici , il suo esordio al cinema dopo anni di lavori teatrali e televisivi? 

Looper (Rian Johnson, 2012)

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Una breve premessa: quella che segue è una recensione scritta nel settembre del 2016, pensata per essere pubblicata prima dell'uscita di Star Wars: Gli ultimi Jedi , che Rian Johnson ha diretto. Alla fine, per un motivo o per l'altro, è rimasta sepolta in una cartella del computer, abbandonata a se stessa. Ho pensato che valesse comunque la pena pubblicarla, epurando le riflessioni che erano ormai antiquate, ma mantenendo tutto il resto.  Nell’anno 2074 verrà inventato il viaggio nel tempo , ci racconta il protagonista Joe nel voice over che apre Looper . Verrà immediatamente reso fuorilegge , ma le mafie se ne serviranno per liberarsi delle persone scomode inviandole nel passato , nell’anno 2044 , perché nel futuro sarà impossibile disfarsi di un corpo ; quando arriveranno, legate ed incappucciate, troveranno ad attenderle un uomo , incaricato di ucciderle con un colpo di fucile. È un lavoro semplice, alienante, persino banale nella sua asfittica ripetitività, però remune...

The Mandalorian – Capitolo 12: L’assedio

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Era del tutto prevedibile che l’incontro con Ahsoka Tano annunciato nella scorsa puntata non sarebbe avvenuto immediatamente; L’assedio ( The Siege ), però, non è un diversivo poco significativo per giocare ancora un po’ con l’attesa di un grande evento, ma porta avanti la trama concentrandosi sugli antagonisti , invece che sugli eroi, con rivelazioni forse ancora più interessanti di quelle precedenti.

The Mandalorian – Capitolo 11: L’erede

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  Mentre l’episodio rilasciato la scorsa settimana, Il passeggero , era fondamentalmente una piacevole parentesi utile a sviluppare il carattere dei personaggi, coinvolgendoli in una piccola avventura la cui conseguenza più evidente era la quasi totale distruzione della Razor Crest (e la sparizione di una manciata di uova , rotolate giù per il tratto digestivo del Bambino), L’erede ( The Heiress ), invece, pur essendo più breve in termini di minutaggio, fa avanzare significativamente la trama , stabilendo un forte collegamento con le serie animate .

The Mandalorian – Capitolo 10: Il passeggero

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«Filler» non è mai usato in maniera troppo lusinghiera quando si parla di serie televisive; è il termine a cui si ricorre ogniqualvolta si vuole tacciare un particolare episodio di essere superfluo nell’economia complessiva della storia. Sotto un certo punto di vista Il passeggero ( The Passenger in originale) potrebbe rientrare in tale definizione; almeno al momento attuale i suoi eventi non sembrano essenziali alla trama generale. Eppure non mi sembra corretto considerarlo inutile o, peggio ancora, una perdita di tempo narrativo; se ci si libera della spasmodica necessità di arrivare alla grande rivelazione che sempre si attende dalle vicende che appassionano, ci si riesce a godere il viaggio senza concentrarsi troppo sul traguardo, e ad apprezzare ciò che si incontra lungo la strada.

The Mandalorian – Capitolo 9: Lo sceriffo

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Se, per amore della conoscenza, si tentasse di determinare l’esatta composizione di Star Wars nel suo complesso , cercando di trovarne le componenti essenziali, si scoprirebbe che la formula è semplice soltanto in apparenza; si comprenderebbe, in realtà, quanto essa è delicata e tutt’altro che facile da ottenere senza un’ottima capacità di analisi e un abbondante affetto per la materia. Jon Favreau , che s’interessa anche di cucina oltre che di cinema, pare aver ben chiare quantità e dosi, e serve al suo affezionato pubblico un primo piatto delizioso e ben congegnato .

Ritratto della giovane in fiamme (Portrait de la jeune fille en feu, Céline Sciamma, 2019)

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L’evento che mette in movimento la trama di Ritratto della giovane in fiamme è l’ostinato rifiuto di Héloïse (Adèle Haenel), giovane figlia della contessa (Valeria Golino), di farsi ritrarre in un dipinto , da inviare come presentazione al nobile milanese con cui la madre, vedova, desidererebbe maritarla. La protagonista, Marianne (Noémie Merlant), pittrice come suo padre prima di lei , viene convocata nel palazzo della nobildonna , un tempo appartenuto al coniuge, situato su un’isola bretone , a poca distanza dalla frastagliata costa dell’Atlantico e immerso in una natura aspra, primordiale e selvaggia, apparentemente come compagna di passeggiate per Héloïse, che la madre tiene segregata in casa senza permetterle di uscire autonomamente per paura che segua le orme della sorella maggiore , l’originario oggetto delle contrattazioni matrimoniali, che ha preferito suicidarsi lanciandosi da una scogliera piuttosto che accettare di porre il proprio destino nelle mani di un uomo scono...

Storia di un matrimonio (Marriage Story, Noah Baumbach, 2019)

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Nonostante quello che a volte ci piacerebbe pensare nei momenti difficili, i sentimenti non sono figure geometriche dagli angoli ben definiti, ma una materia viva e in continua trasformazione, che non segue nessun percorso prestabilito; al mutare di un amore non corrisponde necessariamente e naturalmente l’odio, la fine e l’inizio di una relazione non sono determinabili con assoluta e inequivocabile certezza. Come una retta è composta di infiniti punti uno accanto all’altro, così un rapporto è costituito da una stratificazione di sensazioni che influiscono l’una sull’altra, mescolate in modo tale che sia impossibile scinderle, e che pur toccate dal cambiamento, non scompaiono mai completamente . È una chimica comune e invisibile, che si ripete ogni giorno a differenti gradi di intensità, ma estremamente complessa da portare alla luce con chiarezza. Parlando per metafore, per tracciarne un ritratto affidabile è necessario un pennino delicato e sottilissimo in grado di cogliere ...

Madre! (Mother!, Darren Aronofsky, 2017)

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La struttura circolare di Madre! si apre e si chiude con la stessa parola: «baby» , pronunciata con intonazione interrogativa dalla donna protagonista, che si sveglia nel proprio letto, allunga un braccio e scopre accanto a sé un inaspettato spazio vuoto. Di primo acchito, considerata anche l’ambientazione della scena, si sarebbe portati a ritenerla riferita al marito; ma una volta arrivati al termine del film ci si chiede se non le si debba attribuire un altro senso . Del resto, l’uomo della coppia è di almeno una ventina d’anni più grande della protagonista (un dettaglio che viene sottolineato in più occasioni lungo la pellicola): la scelta di un simile vezzeggiativo, per quanto di uso estremamente comune, potrebbe suonare in effetti un po’ strana. Il significato letterale, «bambino», alla luce di quanto accade nell’ultimo atto, non appare così fuori luogo. Madre! è, in un certo senso, la storia di una prole ciclicamente ed inesorabilmente perduta.

Star Wars: L’ascesa di Skywalker (Star Wars: The Rise of Skywalker, J.J. Abrams, 2019)

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Attenzione: nell'articolo sono presenti spoiler .  Così nella narrativa come in molti altri ambiti della vita, giungere ad un dato risultato – in questo caso, il finale della storia narrata – è tanto più semplice quanto più si è lavorato bene in precedenza , introducendo e svolgendo con la dovuta cura i punti cardine, prestando attenzione alla graduale evoluzione dei personaggi e facendo in modo che l’arrivo del loro viaggio risulti significativo sia per loro che per gli spettatori che ne hanno seguito fedelmente le gesta. Naturalmente, più la vicenda messa in campo è grande e complessa, maggiori saranno le difficoltà da affrontare e i dilemmi da svolgere e se la saga da concludere, apparentemente in maniera definitiva, è quella di Star Wars , l’impresa che ci si trova davanti è quasi impossibile .

L'uomo che fuggì dal futuro (THX 1138, George Lucas, 1971)

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Se proviamo a mettere insieme la parola «fantascienza» e il nome «George Lucas», quello che ci viene in mente è senza ombra di dubbio la saga di Star Wars . Eppure le strade del cineasta di Modesto e del genere narrativo tra i più identificativi del ventunesimo secolo si erano incrociate almeno dieci anni prima di quel fatidico 1977 . Nel 1967, infatti, l'allora studente della University of Southern California aveva fatto molto parlare di sé con il corto Electronic Labyrinth: THX 1138 4EB , che aveva vinto il primo premio nella categoria dedicata ai film drammatici al terzo National Student Film Festival, dove, tra l'altro, catturò l'attenzione di un giovanissimo Steven Spielberg , determinando così l'inizio della lunga amicizia tra i due registi. Nel 1970 Lucas poté trarne un lungometraggio grazie ad un accordo tra la Warner Bros. Pictures e la American Zoetrope, da lui fondata insieme a Francis Ford Coppola. La trama fu ampliata e la sceneggiatura redatta dallo ...

101 divise arancioni

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Piper Chapman (Taylor Schilling) era la più classica ragazza WASP ( White Anglo-Saxon Protestant ) che si potesse immaginare; forse non aveva davvero deciso cosa fare del proprio futuro, ma non aveva nessuna ragione per non essere ottimista al riguardo. Dopo aver vissuto una prolungata adolescenza, anche per lei e per il fidanzato Larry (Jason Biggs) sarebbe arrivato infine il matrimonio, un lavoro stabile, la rispettabilità che ci si aspetta da due appartenenti all’alta borghesia americana. A scombinare tali previsioni pensa il sistema giudiziario americano, che la condanna a scontare quindici mesi nel carcere di Litchfield per un reato commesso anni prima per amore della sua fidanzata di allora, trafficante internazionale di droga. Piper, insieme agli spettatori, è quindi costretta ad inserirsi in un ambiente con il quale difficilmente avrebbe mai avuto a che fare nel suo mondo di quartieri per bene e case eleganti, e soltanto sfiorato durante i suoi anni di giovanile ribell...

Doctor Strange (Scott Derrickson, 2016)

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Per il neurochirurgo di successo Stephen Strange (Benedict Cumberbatch) la vita è un orologio di lusso al polso, il cui quadrante segna un tempo apparentemente addomesticato dalla forza della propria ambizione; ogni cosa è al posto giusto, e il dottore passa da una sala operatoria all’altra con l’arroganza di chi crede di avere in mano le chiavi del mondo. Quando un terribile incidente d’auto manda in frantumi la sua carriera e la sua serenità, Strange, incapace di rassegnarsi ad accettare la tragedia che lo ha colpito, si spingerà fino all’altro capo del mondo alla ricerca di un modo per guarire le sue mani rovinate, finendo per trovare la porta d’ingresso di una conoscenza dalle proporzioni infinitamente più grandi di quelle della scienza medica.

The One I Love (Charlie McDowell, 2014)

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The One I Love è il tipo di film che andrebbe guardato non conoscendo nulla della trama. L’incipit dell’ opera di esordio di Charlie McDowell – figlio di Malcolm McDowell, il volto cinematografico di Alex DeLarge in Arancia meccanica ( A Clockwork Orange , Stanley Kubrick, 1971) – è dimesso, addirittura scarno: una giovane coppia in crisi si rivolge ad uno psicologo per iniziare un percorso di terapia di coppia. L’uomo, dopo alcune sedute, propone loro di passare un week-end in una sua tenuta, assicurando loro che torneranno rigenerati e più uniti che mai. La grande villa, provvista anche di casa per gli ospiti, non è però soltanto un luogo ameno immerso nel verde. 

The Witch (The VVitch: A New-England Folktale, Robert Eggers, 2015)

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Nell' America del XVII secolo una famiglia di coloni inglesi è costretta ad allontanarsi dalla comunità a causa dei contrasti tra le autorità e il capofamiglia, che professa una versione severissima della religione cristiana . Oltrepassata la recinzione di assi di legno che delimita il confine tra la civiltà e la natura selvaggia, dovranno immergersi in quest'ultima, lavorando duramente ed affidandosi al volere divino. Un avvenimento terribile , però, segnerà l'inizio di una discesa nel sospetto, nella follia e nella violenza. Robert Eggers, nativo del New England, affascinato durante gli anni dell'adolescenza dalla storia della vicina Salem e dai suoi Halloween pieni di finte streghe, scrive e dirige un film in cui la magia nera esiste in virtù del fatto che in quei tempi ed in quei luoghi si credeva ciecamente alla sua esistenza tanto quanto a quella di paradiso ed inferno . 

Meet the Feebles (Peter Jackson, 1989)

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Alla fine degli anni Ottanta Peter Jackson era un regista esordiente che aveva fatto parlare di sé tra gli appassionati del genere splatter per Fuori di testa ( Bad Taste , 1987) , film girato lungo l'arco di quattro anni, in gran parte con mezzi di fortuna, in cui un gruppo di alieni sbarca in Nuova Zelanda con l'obbiettivo di rifornire di carne la propria catena di fastfood . Nel 1990, durante un festival di film fantasy ad Amburgo, debutta il suo successivo progetto, Meet the Feebles , pellicola interamente realizzata con pupazzi, costumi e marionette che si pone l'obbiettivo di fare una satira spietata e crudele sul mondo dello spettacolo ed in particolare su I Muppet , da cui riprende molti elementi.

Suicide Squad (David Ayer, 2016)

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Rivedere il materiale promozionale di Suicide Squad uscito nei mesi scorsi può essere d'aiuto per farsi un'idea di cosa sia successo al lungometraggio di David Ayer prima di approdare al cinema. Il grande successo riscosso dal primo trailer ufficiale , che abbinava le immagini del film alle note di Bohemian Rhapsody dei The Queen , pare abbia spinto la casa di produzione a commissionare agli autori di quest'ultimo un nuovo montaggio, più musicale e scanzonato, piuttosto distante dal taglio cupo e realistico scelto originariamente dal regista , in linea con il tono stabilito per il DCEU (DC Expanded Universe) da Zac Snyder; di quest'ultima impostazione si possono osservare le tracce nella clip utilizzata per presentare il film al pubblico del San Diego Comic-Con che, dopo il leak online, è stata rilasciata ufficialmente, finendo per costituire quindi il primo sguardo in assoluto al nuovo cinecomic messo insieme dalla Warner Bros. dopo l'accoglienza non entusi...

It Follows (David Robert Mitchell, 2014)

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Sorge ogni tanto qualcuno che dice «Eccomi, son Io!». Pien di fortuna si leva, e d'oro e d'argento. E quando tutte bene ordinate ha ormai le sue cose «Eccomi, son Io!», sussurra da segreto agguato la Morte. Omar Khayyam In una non meglio precisata cittadina americana di provincia una ragazza fugge precipitosamente di casa, divorata da un terrore che il padre e i vicini di casa non riescono a comprendere. Verrà ritrovata cadavere il mattino dopo, il corpo orrendamente contorto e spezzato sulla sponda sabbiosa di un lago. La sequenza iniziale di It Follows , film horror indipendente ed opera seconda del regista David Robert Mitchell , è scollegata dal resto della vicenda rappresentata; si preoccupa invece di dichiarare fin dai primi minuti il tono, lo stile e soprattutto l'atmosfera della pellicola. 

La canzone del mare (Song of the Sea, Tomm Moore, 2014)

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Un lungometraggio animato è sempre la fine di un percorso di sintetizzazione e semplificazione del reale; ciò che lo differenzia da un film dal vivo, infatti, è la necessità di creare un modello a partire dalla realtà entro cui inserire la propria storia , di scovare all'interno della complessità del visibile quelle linee cinetiche e quelle forme specifiche che rendono qualcosa riconoscibile ad un primo sguardo, inserendolo all'interno di un determinato stile grafico del quale l'intera opera porterà l'impronta. Questo è un processo di elaborazione solitamente lungo, complesso e costoso , e che perciò solo imponenti studi con grandi entrate possono, generalmente, tenere in piedi in relazione a durate superiori all'ora. Le regole però, come si suol dire, sono fatte per essere smentite , come dimostra La canzone del mare .