The Hateful Eight (Quentin Tarantino, 2015)
È impossibile, parlando di The Hateful
Eight, prescindere dalla tecnica: il fatto che Taratino abbia scelto di
optare per un formato poco utilizzato e legato ai grandi kolossal del
passato come il 70 mm, a cui fu sempre preferito, piccola parentesi storica, il più economico anche se meno dettagliato 35 mm a causa delle alte spese che la produzione e la proiezione del primo comportavano, è parte integrante della sua costruzione e del
suo senso cinematografico. Le copie in pellicola che stanno girando
il mondo nel roadshow appositamente approntato, provviste di scene
aggiuntive rispetto alle loro compagne digitali, rappresentano
l'autentica visione del regista, il modo in cui auspica che la sua
opera sia fruita. Ho avuto modo di assistere ad una delle proiezioni
di tale versione al cinema Arcadia di Melzo, insieme ad un gruppo di
amici cinefili quanto e più di me. Le mie conoscenze tecniche
attuali non sono, purtroppo, particolarmente estese e non mi
forniscono il necessario discernimento per parlare con coscienza di
causa di questa decisione; quello che posso dire a riguardo è
interamente legato alle informazioni che ho racimolato e alle mie
reazioni sensoriali ed emotive.
Sembra difficile, in astratto, trovare
afflati romantici nell'universo tarantiniano, eppure il suo ottavo
film, per quanto riguarda la forma, ne trabocca: al fondo dell'opera
c'è una struggente nostalgia per un mondo che sembra, almeno nella
percezione, sempre più lontano. C'è stato infatti un tempo in cui
in 70 mm venivano proiettati, come abbiamo sopra accennato, in spettacoli che erano veri e propri
eventi, maestosi e costosissimi kolossal come Lawrence
d'Arabia (Lawrence of Arabia, David Lean, 1962), I dieci comandamenti (The Ten Commandments, Cecil B. DeMille, 1956), Ben-Hur (William Wyler, 1959), Via col vento (Gone with the Wind, Victor Fleming, 1939) e Cleopatra (Joseph L. Mankievicz, 1963).
Andare a vederli era un'esperienza eccezionale, un evento da
ricordare grazie ai programmi stampati su carta patinata che era
possibile acquistare fuori dalla sala; Tarantino ricalca tutto questo
con amorevole perfezione, con una appassionata immersione nel
vintage. Prima della proiezione, quando le luci in sala ancora non si sono spente, quasi tutti gli spettatori sono impegnati a sfogliare il programma, sbocconcellando fatti e curiosità. Anche per me, che per ragioni anagrafiche non posso dire di
provare un particolare affetto per la celluloide, è affascinante
osservare lo scorrere meccanico dei fotogrammi nel proiettore, il
loro continuo sfarfallare e tremolare, così distante dal fluire
digitale del cinema moderno, provando ad apprezzarne al meglio la
resa dei colori, delle luci e dello sconfinato paesaggio montano
immerso nella neve.
Tarantino è un narratore divertente e
compiaciuto: lo stesso spirito divertito mi pare di scorgere nella
scelta, apparentemente contraddittoria, di girare un film western in
un lussuoso 70 mm – appositamente creato, in origine, allo scopo di immortalare
al meglio i deserti sconfinati e le rocce polverose del deserto
americano, sfondi prediletti per le avventure di carovane, diligenze,
indiani e cowboy – ambientandolo quasi tutto in claustrofobici
spazi chiusi. The Hateful Eight è un romanzo pop scritto in maniera
accurata e stampato su carta preziosa; la divisione in capitoli mi sprona ulteriormente a visualizzarlo con questa metafora. I dialoghi, come sempre, sono
fondamentali, brillanti, eccessivi e pieni di excursus. Ognuno degli
odiosi otto, a suo modo, indossa una maschera, che tiene ben stretta,
e tenta, tramite estenuanti duelli verbali, di scovare le crepe in
quella dell'altro, nel tentativo di distinguere l'amico dal nemico.
Il silenzio è temuto e guardato con sospetto. I paragoni con La cosa (The Thing, John Carpenter, 1982)
e soprattutto con Le iene (Reservoir Dogs, Quentin Tarantino, 1992) sono, sotto questo punto di vista,
giustificati. Ognuno degli attori principali trova pane per i suoi
denti, e l'unica donna tra loro, Jennifer Jason Leigh, incarna un vero demonio fattosi femmina che nessuna violenza sembra
in grado di spezzare o intimorire veramente. Rintracciare una figura
veramente positiva nel mucchio è del tutto impossibile, come il
titolo fa effettivamente ben presagire: banditi e cacciatori di
taglie hanno comportamenti in fondo simili, e a dividerli resta
soltanto la fortuita appartenenza all'uno o all'altro schieramento.
Le nuvole si addensano a lungo, rombi
di tuono echeggiano per tutto il teso primo tempo, esplodendo solo
alla fine; nel secondo tempo la tempesta infurierà con violenza e
con la necessaria – e prevedibile – abbondanza di sangue. La
colonna sonora del maestro italiano Ennio Morricone, che grazie ad
essa ha la possibilità, quest'anno, di vincere il suo primo premio
Oscar oltre a quello alla carriera assegnatogli nel 2007, si snoda su
toni molto cupi affidati agli archi, con un tema principale ripreso
più volte e dalla cadenza ossessiva. Più che sulla complessità
dell'orchestrazione, il compositore punta, io credo, ad evocare
un'atmosfera inquieta che ben si adatta alle immagini che accompagna
e sottolinea, assumendo, in alcune scene, come quella subito
precedente alla scoperta dell'avvelenamento, un ruolo preponderante.
The Hateful Eight è uno spettacolo,
seppure presumibilmente non rivoluzionario, sontuoso, ben diretto e
ben recitato. La vicenda narrata non è in nessun modo innovativa, ma
l'abilità con cui è messa in atto sulla scena la rende interessante
ed attraente. Tarantino, dopo un ventennio di grandi successi di
critica e di pubblico, può permettersi di portare in scena una
pellicola che è una lettera d'amore ad una forma di cinema
appartenente al passato (o come tale percepita), esorcizzando, forse,
il trauma vissuto dal cinefilo dell'epoca della celluloide,
innamorato del grande schermo della sala cinematografica,
nello scontro con l'odierna abbondanza digitale di formati, streaming e home video.
Se è destino che la pellicola muoia lentamente, il regista americano
pare determinato, con il suo ottavo film, a celebrarne degnamente la
bellezza.
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